Edilizia sostenibile e comunità energetiche

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La bioedilizia è l’unico modo di costruire secondo natura. Edifici qualitativamente superiori a quelli in edilizia tradizionale, con un confort abitativo eccellente grazie alle qualità dei materiali naturali, e un impatto ambientale prossimo allo zero. Sono case che fanno bene a noi e all’ambiente.

Il settore delle case in legno sta vivendo una crescita costante, grazie alla straordinaria capacità di questi edifici di offrire standard altissimi senza pesare sull’ambiente. Scegliere un’abitazione sostenibile non solo non comporta rinunce in termini di confort, ma anzi, assicura ambienti interni particolarmente sani grazie all’assenza di umidità.

Se vogliamo cambiare davvero le sorti dell’ecologia globale dobbiamo farlo adesso. Considerando l’impatto dell’edilizia sull’ambiente e sui consumi energetici, è proprio da qui che dobbiamo partire.

 

Il ruolo dell’edilizia nel consumo di energia

Il settore edile consuma, a livello globale, il 40% dell’energia ed è responsabile del 39% delle emissioni di CO2. Illuminazione, riscaldamento e raffreddamento domestico hanno un ruolo impressionante all’interno della crisi climatica.

Si stima che il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà entro il 2070. Consumi, emissioni e inquinamento seguiranno a ruota. Ed è esattamente qui che dobbiamo agire prima che sia troppo tardi, diffondendo un modo nuovo e sostenibile di approvvigionamento energetico.

Ovviamente devono cambiare le fonti energetiche. Abbandonare i combustibili fossili a favore di energie green e rinnovabili è la conditio sine qua non della svolta ambientalista.

Ma si devono trasformare anche le reti stesse, a vantaggio di una diffusione democratica e smart, ottimizzata per monitorare i flussi energetici in tempo reale ed eliminare perdite e sprechi.

 

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Comunità energetiche: da consumatori a produttori

La nascita delle comunità energetiche rappresenta una vera e propria svolta nel mercato dell’energia.

Per la prima volta, infatti, i consumatori finali diventano produttori. I singoli cittadini, ma anche le imprese e gli enti pubblici, possono organizzarsi in un soggetto giuridicamente riconosciuto in grado di gestire autonomamente il fabbisogno energetico.

Cambia la concezione stessa dell’utente, da mero fruitore a parte attiva dell’intero sistema, dalla produzione, all’approvvigionamento, al consumo, all’eventuale rivendita dell’energia in surplus.

Evolve radicalmente la consapevolezza del ruolo del singolo nella lotta allo spreco. Non c’è più un soggetto fornitore dell’energia, ma sono i cittadini stessi a doversi occupare di tutta la gestione della rete. Cresce il senso di appartenenza alla comunità e la mission condivisa di ottimizzazione della fornitura energetica.

Ciascuno è partecipe del cambiamento e si sentirà chiamato in prima persona ad adottare comportamenti virtuosi ed ecologicamente sostenibili. L’impronta ambientale deve essere il meno gravosa possibile, e la comunità energetica è senz’altro una strategia di autorafforzamento.

 

Reti distribuite

La base della comunità energetica è la rete. Non più un soggetto esterno, verticale e impenetrabile, ma una distribuzione orizzontale, capillare e controllata in tempo reale. I vantaggi economici sono evidenti, primo tra tutti la riduzione dei costi di gestione.

Inoltre, le tecnologie digitali vengono implementate alla rete, che diventa così un’interfaccia interattiva e costantemente sotto controllo. Il miglioramento della qualità del servizio assicura la riduzione, se non l’abbattimento, di guasti, perdite, sprechi e malfunzionamenti.

La produzione decentralizzata di energia genera notevoli benefici economici. Le reti intelligenti sono fornite di sistemi di accumulo, che permettono di rivendere l’energia in eccesso. La comunità energetica, quindi, diventa un vero e proprio interlocutore all’interno del mercato dell’energia.

 

Fonti rinnovabili

Abbiamo parlato di reti di distribuzione dando per scontato che, alla base, cambiassero le fonti energetiche. Carbone e petrolio sono fonti fossili altamente inquinanti, responsabili del global warming e dell’effetto serra. Il loro impatto ambientale non è più sostenibile, e l’unica soluzione è abbandonare totalmente queste fonti e rivolgersi invece alle energie pulite, ovvero le rinnovabili.

Energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e mareomotrice sono in grado di coprire il fabbisogno energetico globale senza danneggiare l’ambiente. I pannelli fotovoltaici e solari termici, in particolare, rappresentano la soluzione più facile per produrre energia in modo ecologico, senza dipendere dalla fornitura nazionale, in case in legno e non solo.

 

Riqualificazione energetica verso la carbon negativity

Quando parliamo di comunità energetiche dobbiamo pensare a una serie di benefici a vari livelli.

Il singolo cittadino avrà un sostanzioso vantaggio economico grazie alla riduzione dei costi di gestione e alla possibilità di rivendere il surplus energetico.

A livello sociale si creano gruppi o cooperative che diffondono uno stile di vita più sano e attento alla sostenibilità ecologica.

A livello politico, si crea un nuovo e legittimo interlocutore nella gestione dell’energia. Si genera anche un flusso di lavoro a seguito delle nuove richieste: le reti hanno bisogno di essere ottimizzate, implementate, controllate e monitorate.

A livello ambientale, ed è qui che si gioca la partita più importante, il cambiamento può fare davvero tanto. Come abbiamo visto, il settore edilizio è uno dei più pesanti a livello energetico, e intervenire radicalmente per modificare questo rapporto è la chiave di volta della rivoluzione ambientale.

 

L’Europa, come stabilito dal Green Deal del dicembre 2019, mira alla carbon neutrality entro il 2050. Decarbonizzare il comparto edile è l’unica possibilità per farcela. È una politica ambiziosa ma assolutamente inevitabile. Ognuno deve fare la sua parte per proteggere il pianeta, ma certamente insieme si può fare di più e le comunità energetiche ne sono la dimostrazione.

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