Bioedilizia moderna e cantine vitivinicole

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In bioedilizia, materiali naturali e riciclabili vanno a creare edifici ad altissime prestazioni energetiche che riducono drasticamente i consumi per un impatto ambientale prossimo allo zero. È un settore in forte crescita, le cui norme si applicano perfettamente sia al settore residenziale privato che a quello pubblico per uffici e strutture ricettive. In realtà, qualunque cosa si costruisca, si può decidere di farla in maniera ecologica e nel rispetto della natura.

Le cantine vinicole non fanno eccezione. Queste strutture esistono nel nostro paese dai tempi degli antichi Romani e, attraverso i secoli, si sono sviluppate in sistemi produttivi complessi all’interno dei quali si conducono attività agricole, di ricerca, di marketing, di accoglienza e di promozione territoriale.

Molte di queste realtà hanno iniziato una riqualificazione che abbraccia i principi della bioedilizia per una produzione sostenibile. Quali caratteristiche deve avere una cantina vinicola costruita in bioedilizia? Vediamo di cosa ha bisogno il vino per dare il meglio di sé e in che modo la bioedilizia soddisfa tutti i requisiti.

 

Conservazione del vino

In una cantina per la conservazione di vini il fattore più importante è l’umidità. Il livello ottimale dovrebbe essere tra il 70% e l’80%. Questa condizione di umidità è indispensabile perché se l’aria secca il tappo, il vino potrebbe uscire dalla bottiglia.

Altra cosa da tenere in considerazione è la temperatura. Deve essere tra i 12 e i 14 gradi e si deve mantenere il più costante possibile o il vino rischia di ossidarsi. La necessità di temperature basse ha spinto a costruire cantine interrate, ma vedremo poi come la bioedilizia sia in grado di offrire soluzioni alternative.

E poi, chiaramente, il fattore luce. La cantina deve essere un ambiente buio, con poche aperture verso l’esterno. Se esposto alla luce, il vino cambia sapore, goût de lumiere come dicono i francesi per indicare che il vino “sa di luce” e non è più buono.

Poca luce e nessun odore o il vino lo assorbirà modificando il proprio aroma. Dove riposa il vino, ci va solo il vino.

La cantina deve essere lontana dal rumore e dal traffico, perché tutto questo si traduce in vibrazioni molto dannose per il corretto invecchiamento.

Abbiamo chiarito quali sono le necessità di una cantina per la conservazione dei vini, vediamo ora come sono le cantine in bioedilizia.

 

Cantine vinicole in bioedilizia

Come ormai sappiamo, la bioedilizia offre soluzioni abitative di grande valore. Ambienti più sani, in cui si vive meglio grazie alla doti naturalmente isolanti dei materiali naturali. E se in una casa in legno stiamo meglio noi, cosa ci fa pensare che in una cantina in legno non stiano meglio anche i vini?

Il legno è un materiale vivo che si autoregola ed è in grado di climatizzare gli ambienti. Inoltre mantiene la temperatura costante e nelle cantine è essenziale evitare bruschi sbalzi climatici.

La coibentazione delle strutture con sughero riciclato dai tappi rappresenta forse l’esempio migliore di una produzione circolare praticamente ad impatto zero, che riutilizza un prodotto di recupero. I grandi pannelli a vista permettono di isolare naturalmente e allo stesso tempo valorizzare il materiale dando carattere alla struttura.

Il sughero, come il legno, è 100% naturale, ecosostenibile e resistente al fuoco. Essendo un isolante termico permette di ridurre drasticamente i costi energetici.

 

 art 30 bioedilizia per cantine vinicole

 

Energia verde

Molte cantine che seguono i principi dell’edilizia sostenibile hanno integrato nei loro edifici delle fonti di energia rinnovabile. I collettori solari possono coprire gran parte del fabbisogno interno e alcune cantine hanno deciso addirittura di scollegarsi dalla rete di distribuzione elettrica e intraprendere un proprio percorso off grid.

Gli impianti fotovoltaici sono sempre più comuni, soprattutto nelle regioni più calde e permettono di sostenere i consumi elettrici e di condizionamento.

Gli impianti di combustione di biomasse producono energia dagli scarti della potatura delle viti e anche la fermentazione dei vini può diventare una risorsa, perché produce naturalmente anidride carbonica, che può esser raccolta e impiegata per produrre energia elettrica e termica. Con questi sistemi, non solo non si disperde CO2 nell’ambiente, ma si possono evitare nuovi consumi.

La gestione dell’acqua è la nota dolente di molte aziende vitivinicole. Considerando che per produrre un litro di vino servono in media venti litri d’acqua, lo sfruttamento delle acque di recupero è necessario e può ridurre il consumo del 70%. Politiche sostenibili per limitare i consumi comprendono vasche di recupero con filtri di depurazione o, ancora meglio, sistemi di fitodepurazione naturale.

Le aziende vitivinicole che abbracciano i principi della bioedilizia dimostrano una coscienza ambientale che solitamente è applicata a tutte le fasi di lavorazione del vino, dalla raccolta dell’uva alla messa in commercio delle bottiglie. Biologico, biodinamico e a lotta integrata sono termini che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni e testimoniano l’impegno concreto dei produttori per un sistema di produzione più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

 

Finalmente anche le cantine stesse, che sono il cuore di queste aziende, si stanno trasformando in edifici ad altissima efficienza energetica. È un cambiamento di rotta notevole che non fa altro che dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, come la bioedilizia possa essere declinata in infiniti ambiti. In un mondo in cui l’emergenza climatica inizia a farsi davvero sentire, optare per la bioedilizia qualsiasi sia il tipo di costruzione è la scelta giusta e necessaria.

 

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